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Torre Alghero Lungo Mare
Torre Lungomare ad Alghero

Scalinata grotte Nettuno
Scalinata delle grotte di Nettuno

Mare Alghero
Veduta sulla litoranea






CAPITOLI:

L’arrivo]
1° giorno Alghero-Capo Caccia]
2° giorno Marceddì-Piscinas-Oristano]
3° giorno Fonni-Bruncu Spina]
4° giorno Penisola del Sinis]
5° giorno Penisola del Sinis]
6° giorno Lago Cedrino-Oliena]
7° giorno Ozieri-Golfo Aranci-Roma]




Casa della Roccia - Chicandrural.com
SARDEGNA MARE-MOTO
(2-9 settembre 2007)
Daniela Silvia Pace & Giancarlo Giacomini


1° Giorno Alghero-Capo Caccia

Ci alziamo presto, pieni di energia per continuare il nostro viaggio e accompagnati da un sole splendente. Cartina alla mano decidiamo di andare ad Alghero, la città conquistata dai catalani nella metà del 1300 situata nella parte nord-occidentale della Sardegna.

Da Santulussurgiu ci dirigiamo verso Cuglieri e poi verso Bosa, percorrendo una splendida strada di montagna con un asfalto perfetto per noi motociclisti. Da Bosa scendiamo verso il mare e continuiamo in direzione nord seguendo la costa. Il panorama merita davvero un dieci e lode!

Arriviamo ad Alghero in tarda mattinata e subito ci immergiamo nei vicoli della parte vecchia della città, ammirando le architetture delle costruzioni e delle chiese, e curiosando nei tanti piccoli negozietti che affollano le stradine del centro. In passato Alghero ha subìto diverse dominazioni che hanno influito profondamente sugli usi e costumi dei suoi abitanti, soprattutto per quanto riguarda la lingua, che mantiene la versione antica del catalano.

Le origini della città vengono fatte probabilmente risalire alla prima metà del XI sec., con la fondazione del borgo vecchio da parte dei Doria, nobile famiglia genovese. In seguito, per la posizione strategica del borgo e per la presenza di una ricca falda acquifera sotterranea, furono numerosi i tentativi di impadronirsi della città e nel 1353 venne conquistata dai catalani, guidati dal sovrano di Aragona Pietro IV il Cerimonioso.

Non potevamo non visitare i poderosi bastioni e non percorrere le mura che costeggiano il mare guardando la penisola di Capo Caccia. Decidiamo quindi di proseguire verso questa zona di grande pregio naturalistico e di visitare le Grotte di Nettuno, fermandoci a fare un bagno rinfrescante a Cala della Calcina.

Qui abbiamo potuto apprezzare i fondali particolarmente ricchi di fauna, grazie alla presenza dell’Area Marina Protetta Capo Caccia-Isola Piana: saraghi, orate, salpe, donzelle, castagnole, triglie e sciarrani, solo per citare alcune specie di pesci, ma anche polpi, oloturie, ricci, stelle marine, spugne, granchi e tutte le altre specie tipiche della fauna marina costiera del Mediterraneo.

Sotto lo sperone di Capo Caccia si trova la Grotta di Nettuno. La si raggiunge a piedi dalla sommità dello stesso promontorio scendendo lungo l'Escala del Cabirol (scala del capriolo), una scalinata panoramica di ben 656 assolati gradini! Arriviamo alla grotta dopo circa 20 minuti e subito ci uniamo al gruppo che sta per partire per la visita guidata. Entrando notiamo il limpido lago Lamarmora, che nel suo centro ospita una colonna stalagmitica alta un paio di metri, detta l'Acquasantiera perché sulla sommità sono presenti alcune vaschette in cui si raccoglie un pò di acqua dolce.

Tramite una breve discesa arriviamo quindi alla Sala delle Rovine e poi alla Sala della Reggia, da dove si vedono al centro grandi colonne calcitiche che si innalzano per 9 metri, le grandi colate a canne d'organo e la colonna stalagmitica chiamata l'Albero di Natale. Dalla Reggia proseguiamo per la Sala Smith, dal nome di un capitano inglese che agli inizi dell'800 iniziò l'esplorazione della grotta, con al centro il cosiddetto Grande Organo, un'enorme e imponente colonna larga 50 m. per 4 ed alta 49 m., la più grande della grotta. Lungo la parete opposta il soffitto diviene più basso e entriamo nella Sala delle Trine e dei Merletti.

Arriviamo infine alla cosiddetta Tribuna della Musica, una balconata da dove ci si può affacciare sulla Reggia e sul Lago Lamarmora. Concludiamo qui la visita della grotta, dopo un percorso di circa 500 metri. Usciamo quindi all’esterno e ci rassegniamo a ripercorrere gli oltre 600 gradini per tornare a prendere la moto. Arriviamo stremati dal caldo, ma felici per la bellissima giornata passata ammirando le meraviglie di questo scorcio di isola.

Ancora curve, un rossissimo tramonto e finalmente Casa nella roccia, che ci accoglie con la promessa di una deliziosa cena tutta “alla brace”. Il barb.q del cortile è favoloso, la carne del bue rosso medicano allevato nei pascoli del Montiferru è davvero slow-food

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[visita la Casa nella Roccia a Santu Lussurgiu]


 
 
 
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